Merito e povertà dei giovani

Il dialogo è alla base della democrazia, per questo motivo le parole andrebbero scelte con maggiore attenzione. Esse riescono, più di ogni altra cosa, a dividere le persone e, soprattutto, ad allontanare i ragionamenti dalla realtà. È stato così per il “merito” aggiunto alla denominazione del Ministero dell’istruzione. Sebbene sia un compito costituzionale delle scuole sostenere capaci e meritevoli, è sufficiente guardare dentro al sistema italiano dell’istruzione e della formazione professionale per riconoscere che nel campo educativo l’obiettivo non può essere quello di curare i fiori più belli, ma di fare sbocciare tutte le piante del giardino. I numeri degli abbandoni scolastici e la funzione che la scuola svolge per l’inclusione dei ragazzi e delle ragazze di seconda generazione, ancora privi della cittadinanza, ci dicono che sarebbe stato meglio chiamare il Ministero “dell’Istruzione e dell’accoglienza”. Il sogno di don Milani era quello di una scuola che non respingesse nessuno. Il prete di Barbiana aveva riscontrato che le cause delle bocciature erano le difficili condizioni sociali ed economiche delle famiglie, il numero e la distanza delle scuole e, soprattutto, una cultura che, guardando alle componenti sociali più omogenee e vicine, non vedeva i bisogni di chi era ai margini. Ancora oggi viviamo in un Paese in cui minori e giovani, lontani dalle decisioni della politica, sono fra i più esposti alla povertà. Le risorse che mancano non sono solo quelle economiche, distribuite da un sistema di welfare avaro nei confronti delle nuove generazioni, riguardano le sfere affettive e relazionali sempre più in crisi. In contesti sociali meno inclusivi rispetto al passato, crescono i lavori poveri che non garantiscono il necessario per pagare un affitto, sempre che si riesca a trovare una casa. A ciò si sommano le fragilità storiche del nostro Paese che non offre certezze per il futuro e per questo, come evidenziato dal Rapporto Italiani nel Mondo 2022 della Fondazione Migrantes, aumentano i giovani che, non vedendo arrivare il loro momento, vanno a cercare fortuna all’estero. In Italia l’ascensore sociale si è rotto da tempo: servirebbero, oltre ad un reale cambio di passo della politica in favore dei figli, più percorsi e nuovi strumenti per promuovere e fare crescere i talenti che ciascuno possiede. Le competenze culturali sono complementari: quando si guasta l’auto è più utile un meccanico di un avvocato. Le discussioni intorno al merito scolastico, usando categorie da talent show, rischiano di portarci fuori tema e distanti dai bisogni.

Raoul Mosconi