Sportello Migrantes: sei anni di attività in via Giorgio Regnoli

Dall’ottobre 2020, grazie ai volontari il servizio fornisce informazione e orientamento a persone immigrate

Sono passati sei anni dall’ottobre 2020, data dell’avvio formale dello sportello di “Informazione e orientamento a persone immigrate” sostenuto da Fondazione Migrantes e da Caritas diocesana. Lo sportello, ubicato in via Giorgio Regnoli – luogo di lavoro di uno dei volontari – accoglie e accompagna giovani immigrati, in netta prevalenza provenienti dall’Africa sub-Sahariana.
Nel corso del 2025 sono state 304 le persone che si sono rivolte allo sportello, di cui 78 incontrate per la prima volta; questo ci porta a sottolineare come, con il passare del tempo e con l’aumento della loro frequentazione, si sia instaurata una relazione di fiducia, di reciproca comprensione e anche di amicizia con molte di queste persone. Fondamentale è l’apporto al servizio dello sportello da parte dei volontari, cresciuti di numero negli anni, attualmente circa una ventina di persone. Di questi, tre operano stabilmente allo sportello nelle giornate di mercoledì e sabato mattina, altri intervengono in modo occasionale per accompagnare gli immigrati presso la Questura, la Prefettura e altri Uffici pubblici e privati, aiutandoli soprattutto nella mediazione linguistica.
Lo sportello Migrantes opera in collaborazione con la Caritas diocesana e altre realtà associative forlivesi che si occupano di informazione e consulenza in materia di immigrazione. Lo sportello è anche riconosciuto dal Comune di Forlì come aderente alla “Rete sportelli immigrati”, grazie ad un protocollo d’intesa firmato nel febbraio 2025 “finalizzato a promuovere l’accessibilità delle informazioni e la rimozione di ostacoli nei processi di accoglienza e inclusione delle persone immigrate presenti sul territorio forlivese”.

Integrazione a Forlì: un percorso ad ostacoli

Di seguito, una sintesi delle principali problematiche che devono affrontare le persone immigrate a Forlì:

1 Ritardi nelle procedure di rinnovo dei permessi di soggiorno (Pse) da parte della Questura. Attualmente, il tempo di attesa per il rinnovo del Pse per lavoro, che ha durata di uno o due anni, può superare i 12 mesi (contro i 2 previsti dalla normativa). Capita quindi che venga consegnato in prossimità della scadenza, se non addirittura già scaduto. Il rinnovo di un PSse si fa spedendo alla Questura una apposita domanda (kit) tramite raccomandata postale; come prova dell’avvenuta richiesta di rinnovo, lo straniero ha in mano la ricevuta postale di spedizione della raccomandata, che fa le veci del Pse fintanto che questo non è pronto.

2 Difficoltà di accesso e utilizzo dei sistemi informatici della Questura, attraverso i quali richiedere gli appuntamenti e inviare i documenti necessari allo svolgimento delle pratiche.

3 Difficoltà relazionale e scarsa collaborazione/disponibilità da parte degli addetti dei pubblici uffici, di fronte a richieste di informazioni da parte dello straniero.

4 Carenza e diniego di affitto: ad oggi, la mancanza di una casa è il principale motivo di svantaggio all’integrazione, nonché di grave disagio per gli immigrati che hanno un lavoro ma che si trovano costretti a dormire, quando va bene, in una stanza condivisa con 2 o 3 amici, oppure in rifugi di fortuna, o per strada.

5 Elevati costi per un posto letto: quando ne trovano uno, in appartamento con altri connazionali, può venire a costare fino a 500 euro al mese, bollette per i servizi escluse.

6 Condizioni di lavoro irregolare o sommerso, sottopagato e non tutelato, situazioni purtroppo ancora presenti anche nel nostro territorio, non solo nell’ambito del lavoro domestico.