Ridracoli, il futuro dell’acqua
Dal finanziamento per l’ammodernamento della diga al dibattito su un nuovo invaso
La diga di Ridracoli torna al centro delle strategie per il futuro della Romagna. Da un lato arrivano nuovi investimenti destinati alla sicurezza dell’infrastruttura; dall’altro si rafforza il confronto su come garantire l’approvvigionamento idrico dei prossimi decenni.
A rilanciare il tema è il finanziamento di 1,3 milioni di euro destinato agli interventi di miglioramento della sicurezza sismica della diga, nell’ambito del piano nazionale per l’ammodernamento delle infrastrutture idriche. A darne notizia è la parlamentare di Forza Italia Rosaria Tassinari: lo stanziamento rientra in un quadro più ampio che interessa l’Emilia-Romagna, con oltre 431 milioni di euro destinati a interventi sul sistema idrico regionale.
Il ruolo della diga di Ridracoli è al centro di un dibattito che, nelle ultime settimane, ha coinvolto amministratori, tecnici e rappresentanti istituzionali. Il presidente di Romagna Acque, Fabrizio Landi, è intervenuto sul sito della società per fare chiarezza sui progetti attualmente allo studio, invitando a mantenere il confronto ancorato ai dati tecnici. L’intervento oggi in valutazione, ricorda Landi, non prevede la costruzione di una nuova diga né di un ulteriore invaso, ma il prolungamento di circa 1,2 chilometri della galleria di gronda esistente con una presa ad acqua fluente sul Rabbi. Una derivazione che verrebbe sospesa durante il periodo estivo, subordinata al rispetto del deflusso ecologico e all’ottenimento di tutte le autorizzazioni previste dalla normativa. Per quanto riguarda il lago di Quarto, prosegue, su incarico della Provincia di Forlì-Cesena Romagna Acque sta avviando uno studio complessivo che dovrà valutare tutte le possibili destinazioni dell’area, dalla laminazione delle piene alla riqualificazione ambientale, dall’utilizzo della risorsa idrica fino alla valorizzazione del territorio. Nessuna decisione, sottolinea il presidente, è già stata presa: saranno i risultati dello studio a orientare eventuali scelte future.
Nel suo intervento, Landi affronta anche il tema dei desalinizzatori, emerso nel dibattito pubblico come possibile risposta alla crescente scarsità d’acqua: questa tecnologia, scrive, può rappresentare una soluzione utile in situazioni emergenziali, ma non appare sostenibile come risposta strutturale per la Romagna: “Il costo dell’acqua prodotta – scrive il presidente di Romagna Acque – supererebbe di 10 volte quello attuale, con un onere che ricadrebbe inevitabilmente sulle tariffe dei cittadini. Prima di evocarla come alternativa sistemica, occorre dirselo con chiarezza”.
A spingere lo sguardo avanti è però il sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, che dopo una visita alla diga insieme ai vertici di Romagna Acque rilancia la prospettiva della realizzazione di un nuovo invaso. “Ridracoli è un capolavoro – afferma Zattini -, più del 50% del fabbisogno idrico romagnolo viene soddisfatto da questa preziosa infrastruttura. Con questa storia alle spalle, il ragionamento che dobbiamo fare da qui ai prossimi anni, è duplice: va benissimo il potenziamento della galleria di gronda con nuovi punti di captazione lungo il fiume Rabbi, ma ci vuole qualcosa di più. Bisogna ragionare a qualcosa di più grande, a un nuovo invaso che sia capace tra cinquant’anni di rispondere in maniera concreta al crescente bisogno di acqua di tutta la Romagna”. Da qui la proposta di avviare una riflessione condivisa sulla realizzazione di un nuovo invaso, già indicata tra gli obiettivi strategici di Romagna Next, il percorso di pianificazione che coinvolge le province e i principali Comuni romagnoli. Contrario all’ipotesi di una nuova Ridracoli è invece Daniele Valbonesi, consigliere regionale Pd ed ex sindaco di Santa Sofia, intervistato nei giorni scorsi da “Il Resto del Carlino”. Valbonesi stigmatizza “chi alimenta il dibattito con superficialità o leggerezza”, sottolineando il fatto che parlare di costruire nuove dighe “sono questioni serie, dove occorre conoscenza della storia, competenza, approfondimenti”. Se sulle soluzioni da adottare il confronto resta aperto, emerge però una convinzione condivisa: la gestione dell’acqua non può più essere affrontata solo in chiave emergenziale. (R.B.)
