Magnificat: la musica che unisce
Tutto esaurito per il concerto dell’Orchestra di Gerusalemme alla Rocca Vescovile di Bertinoro
Un’emozione che va oltre la musica quella vissuta sabato 4 luglio sotto il palco della Rocca Vescovile. Un tutto esaurito a Bertinoro per il primo concerto romagnolo dell’Orchestra d’archi del Magnificat Institute di Gerusalemme, che ha proseguito la sua tournée italiana il 5 luglio al Teatro Rasi di Ravenna e il 6 luglio a Bologna, nella basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano. Fra Alberto Pari, direttore dell’Istituto musicale, ha introdotto la serata: “Nato 30 anni fa nel cuore di Gerusalemme – ha spiegato – il Magnificat unisce formazione musicale professionale e dialogo fra le culture. Abbiamo oltre 200 allievi, musulmani, cristiani ed ebrei, accomunati dalla passione per la musica. E questo desiderio comune di trovare la bellezza anche tra le ferite rende questa scuola un laboratorio di pace”. Il concerto, inserito nel programma di ForlìMusica “L’Arte è Vita” e nel cartellone del centenario della Festa dell’Ospitalità di Bertinoro, ha visto sul palco l’orchestra composta da una ventina di allievi e docenti diretti dal Maestro Igor Frug. Il programma musicale si è aperto con brani di Mozart e Bach eseguiti assieme a Corinsieme C&SP, il Coro di San Paolo-Cappuccinini di Forlì diretto da Enrico Pollini. Poi l’“Adagio” di Haydn con solista Lucia D’Anna con uno degli strumenti del mare di Arnoldo Mosca Mondadori, un violoncello ricavato dai legni dei barconi dei migranti affondati a Lampedusa, realizzato nel laboratorio di liuteria del carcere di Opera. “Non è un caso forse – ha sottolineato la violoncellista – che proprio oggi, mentre papa Leone si trova a Lampedusa per rendere omaggio alle vittime migranti del mare, noi possiamo ascoltare la voce di uno di questi strumenti, così carico di valore simbolico e di umanità”. La serata si è chiusa con l’emozionante voce di Lina Baransi, che ha presentato due canti della tradizione araba. Gli applausi che hanno riempito il giardino della Rocca hanno accompagnato molto più di un concerto. Hanno salutato un’idea semplice e potentissima: che un’orchestra può fare ciò che spesso la politica non riesce a fare, mettere persone diverse nella condizione di ascoltarsi. Perché la pace, prima di essere un accordo, è un’armonia. (R.B.)
