Tre storie di solidarietà, resilienza ed amicizia

Predappio: una serata in parrocchia per riflettere e ringraziare

Nella sala polivalente della parrocchia di Sant’Antonio di Predappio lo scorso 10 aprile si è svolto un incontro di forte intensità emotiva, alla presenza di una settantina di persone tra cui il sindaco Roberto Canali e don Massimo Bonetti, organizzatori dell’evento.

Tre testimonianze, tre storie toccanti di solidarietà, resilienza ed amicizia. Tre valori senza tempo e senza età.
La serata, intitolata “20-40-60” – le età dei protagonisti dei racconti – prende spunto dal progetto omonimo, proposto e coordinato dal sottoscritto a 27 classi di scuola media, tra la Romagna e le Marche, per un totale di oltre 700 ragazzi coinvolti.

La prima testimonianza è stata quella di Valeria Frasca, ragazza forlivese insignita dell’onorificenza di alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella nel 2024. Si tratta di un’onorificenza che premia i giovani sotto i 18 anni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino in vari ambiti. Valeria si è distinta nell’ambito della solidarietà: nel periodo dell’alluvione forlivese, infatti, ha messo a disposizione il proprio tempo per tre settimane, coordinando con grande impegno la distribuzione di beni di prima necessità e il collocamento dei volontari verso chi aveva bisogno, quegli “angeli del fango” che tutti noi abbiamo avuto modo di conoscere in quel periodo drammatico delle nostre comunità. Valeria, con grande entusiasmo, ha affermato che fare del bene è il significato che muove la sua vita. La dolcezza ed il grande cuore nel raccontare la propria esperienza ci hanno lasciato tanta speranza per i giovani.

Virginia Baldassarri, invece, ha portato al pubblico un grande esempio di resilienza. Una donna di 40 anni che, colpita da un batterio che le ha procurato l’amputazione degli arti inferiori e superiori, dopo mesi di ospedale e una durissima riabilitazione non si è abbattuta. Anzi, con grande forza e determinazione è riuscita a rimettersi in piedi. Ciò è avvenuto anche grazie alla sua famiglia, che con tanto amore l’ha sostenuta perché non smettesse di lottare, ma anche grazie all’aiuto di tante persone, che hanno donato un contributo per l’acquisto delle protesi, per poterle permettere di tornare ad una vita il più normale possibile. Con la sua testimonianza, Virginia ha raccontato la propria ripartenza: è riuscita a dare un significato a qualcosa che umanamente è difficile da comprendere, da accettare e da affrontare. Un grandissimo esempio per tutti.

Ed infine ho preso la parola io, Marco Susanna. Sono un insegnante di sostegno impegnato in vari progetti educativi di solidarietà e di cittadinanza. Ho raccontato una storia di amicizia ricevuta. Fui tedoforo alle Olimpiadi di Torino 2006: con grande emozione portai quel simbolo indiscusso di pace, fratellanza ed unione tra i popoli che risponde al nome di fiaccola olimpica. Fu Raffaele Matulli a rinunciare alla propria nomina per lasciarmi questo grande onore: portare la fiamma. Durante la serata, ho avuto modo di parlare del mio amore per lo sport, trasmessomi sin da piccolo da mio papà. L’ho fatto avvalendomi anche di alcuni video di gesti sportivi puliti, di fair play, che differiscono notevolmente da quelli dello “spork” a cui qualcuno, oggi, vuole farci abituare. Quella del 10 aprile in parrocchia a Predappio è stata una serata di alto valore umano e simbolico, che ha semplicemente e fedelmente riportato agli adulti presenti ciò che Valeria, Virginia ed io abbiamo raccontato ai ragazzi nelle scuole, al futuro della nostra società.
Marco Susanna