Lavoro e disuguaglianze: più occupati, ma più fragili

La Segretaria di Cgil Forlì-Cesena: “Rimettere al centro le persone, garantendo diritti, sicurezza e condizioni dignitose”

Il mercato del lavoro locale tra sfide e criticità: Maria Giorgini, Segretaria Generale di Cgil Forlì-Cesena, illustra la situazione del territorio provinciale.

Qual è oggi lo stato del mercato del lavoro nella provincia di Forlì-Cesena?
Il quadro è in chiaroscuro. Da un lato, cresce l’occupazione del +1,5%, con tasso di attività salito al 70,7%, mentre la disoccupazione scende al 3,4%, il dato più basso mai registrato. Dall’altro, però, non abbiamo ancora recuperato pienamente i livelli pre-pandemia. E il contesto internazionale appare fortemente instabile, segnato da guerre e tensioni geopolitiche, che rappresentano prima di tutto una tragedia umanitaria ma che producono anche effetti economici e sociali rilevanti in Europa e nel nostro territorio, incidendo su produzione, lavoro e prospettive di vita delle persone.

Quali sono le principali criticità sul territorio?
La criticità principale riguarda la qualità del lavoro. Solo il 44,6% dei dipendenti ha un’occupazione stabile, a tempo pieno e continuativa; tra le donne questa quota scende al 28,5%. I salari restano più bassi della media regionale e non tengono il passo dell’inflazione. Cresce inoltre il numero di persone inattive, soprattutto tra le donne, segno della difficoltà di accesso o permanenza nel mercato del lavoro. Rimane centrale il tema della sicurezza: nel 2025, nella provincia di Forlì-Cesena si registrano 7.236 infortuni denunciati e 17 infortuni mortali. Sono numeri che richiamano una responsabilità collettiva: la tutela della salute e della dignità del lavoro deve tornare al centro.

Giovani e lavoro: quali strumenti servirebbero per favorire un inserimento stabile e qualificato?
Serve rafforzare il legame tra scuola, formazione e mondo del lavoro, investendo sull’istruzione tecnica e sull’apprendistato di qualità. Inoltre, in un territorio segnato da un forte calo demografico, trattenere e attrarre competenze è fondamentale. Per farlo, però, servono anche politiche per la casa, servizi accessibili e mobilità, che rendano possibile per le persone giovani costruire qui il proprio futuro.

Come sta cambiando il lavoro con la transizione digitale, anche a livello locale?
La trasformazione è già in atto: cresce la domanda di competenze digitali e organizzative, ma aumenta anche il rischio di polarizzazione. Una parte del lavoro si qualifica, un’altra si frammenta e si precarizza. Senza un forte investimento sulla formazione continua e senza adeguate tutele, il rischio è ampliare le disuguaglianze, colpendo soprattutto le persone più fragili e chi ha meno opportunità di accesso a percorsi qualificati.

Quali settori stanno crescendo e quali rischiano maggiormente?
Mostrano segnali positivi Turismo, Agroalimentare e alcune filiere legate all’Export. Tuttavia, emergono segnali di difficoltà in diversi comparti industriali. I dati sulla cassa integrazione indicano un crescente aumento delle ore autorizzate, con oltre 3,7 milioni in provincia nel 2025. Cresce in particolare la cassa straordinaria, segnale di trasformazioni aziendali profonde.

Che ruolo possono giocare le politiche pubbliche e la contrattazione territoriale?
Un ruolo fondamentale. Servono politiche industriali e investimenti, ma anche servizi, formazione e una contrattazione capace di migliorare salari, stabilità e qualità del lavoro. In una fase di trasformazione come questa, ridurre le disuguaglianze significa rimettere al centro le persone, garantendo diritti, sicurezza e condizioni dignitose, con particolare attenzione a chi si trova in situazioni di maggiore fragilità.

Guardando al futuro, quali sono le priorità della Cgil per il territorio di Forlì-Cesena?
Le priorità sono chiare: aumentare i salari, contrastare la precarietà, rafforzare la sicurezza sul lavoro, sostenere i settori strategici e accompagnare le transizioni senza lasciare indietro nessuno. È necessario tenere insieme sviluppo economico e coesione sociale, perché un territorio cresce davvero solo se cresce insieme.

E quali prospettive vede per costruire un lavoro più dignitoso, sicuro e sostenibile?
La prospettiva passa da un cambio di modello: meno competizione sul costo del lavoro e più valore alla qualità, alle competenze e alla persona. Solo così si può costruire uno sviluppo davvero sostenibile e più giusto per il territorio.
Raoul Mosconi