“L’intelligenza artificiale è una questione umana”

All’Auditorium della Fiera di Forlì, padre Paolo Benanti ha invitato a riflettere su etica, responsabilità e sfide educative

Alla Fiera di Forlì, il 25 marzo si è svolto un partecipato incontro con padre Paolo Benanti, figura di riferimento nel campo dell’etica dell’intelligenza artificiale. L’iniziativa si inserisce in un percorso significativo per il territorio, mettendo in dialogo due esperienze importanti: la Scuola di Formazione sociale e politica, attenta in particolare al mondo sociale e del lavoro, e il cammino delle scuole paritarie cattoliche della Diocesi con il percorso “Genitorialità consapevole, patti educativi per il futuro”, centrato sulle sfide educative.
A moderare l’incontro sono stati Paolo Casadei, per l’ambito del lavoro, ed Elena Morra per quello dell’educazione. La serata ha registrato una notevole partecipazione di pubblico, segno di un interesse crescente su questi temi. Al centro della riflessione di Paolo Benanti vi è un punto decisivo: l’intelligenza artificiale non è una questione puramente tecnologica, ma profondamente umana. Non esiste, infatti, una tecnologia neutra: ogni algoritmo porta con sé una visione del mondo e chiama in causa la responsabilità di chi lo utilizza. Il rischio più grande non è l’efficienza delle macchine, ma lo “spegnimento” della creatività umana. Delegare completamente alle tecnologie le nostre funzioni cognitive significa rinunciare al processo creativo, fino a “seppellire i talenti”.
Un passaggio cruciale è quello della delega cognitiva: affidare ad uno strumento alcune operazioni può essere positivo, come ha sottolineato il relatore. ma solo se avviene in modo consapevole. Quando invece utilizziamo tecnologie senza comprenderle, si scivola in una “resa cognitiva”, perdendo controllo e responsabilità.
In ambito educativo la questione è ancora più delicata. L’intelligenza artificiale può ampliare la relazione tra docente e studente e sostenere percorsi personalizzati, ma non è educativa di per sé: tutto dipende dall’intenzionalità e dal contesto. Il rischio è costruire una scuola che insegna a dipendere dagli strumenti invece di sviluppare autonomia e pensiero critico.
In una società segnata da una sovrabbondanza di informazioni, quindi, la vera sfida non è più solo saper leggere, ma saper distinguere. Per questo l’educazione resta un processo fondamentale di umanizzazione. Governare l’intelligenza artificiale significa scegliere quale uomo e quale società vogliamo diventare.
Cesare Visotti