Vincenzo Zarri: Vescovo premuroso e paterno

In Cattedrale i funerali di mons. Zarri presieduti da mons. Corazza. La tumulazione nella cappella della Madonna del Fuoco

Il Vescovo mons. Livio Corazza ha presieduto martedì 13 gennaio in Cattedrale la messa esequiale di mons. Vincenzo Zarri, concelebrata da 4 vescovi e quaranta sacerdoti. Presenti autorità civili e militari e un nipote del vescovo defunto, Marco Orlandini. Al termine la salma è stata tumulata nella tomba dei Vescovi nella cappella della Madonna del Fuoco.
Pubblichiamo l’omelia di mons. Corazza.

Ho imparato a conoscere, un po’ alla volta, mons. Zarri.
A conoscerlo attraverso gli scritti, ma soprattutto attraverso le sue scelte e le persone che me ne parlavano.
Ho imparato non solo a conoscerlo, ma ad apprezzarlo. La sua figura emergeva sempre di più ogni giorno che passava. Rileggendo quanto scrive San Pietro a proposito dei pastori della Chiesa, mi sembra davvero che questo corrisponda al profilo di mons. Zarri: “Pascete il gregge di Dio volentieri, come piace a Dio, con animo generoso, facendovi modelli del gregge”.
Credo che un’eco della sua persona sia arrivata fino al Papa se, nel messaggio che ci ha inviato il Card. Parolin, suo Segretario di Stato, nell’evidenziare il pastore mons. Zarri, il Papa usa due aggettivi: premuroso e paterno.
Premuroso e paterno mi pare davvero una bella sintesi.
La premura e la paternità si sono espresse in alcuni tratti che lo hanno contraddistinto in vita, e di questi tratti vorrei sottolinearne solo tre.

Pastore dallo stile sinodale
Mons. Zarri è stato un pastore dallo stile sinodale (una parola usata molto negli ultimi anni, fino quasi ad inflazionarla). Papa Leone individua, nello stile sinodale, una caratteristica che deve avere ogni vescovo, tanto da definirla una virtù indispensabile a partire dall’arte del dialogo “come stile e metodo nelle relazioni, che si esplica anche nella gestione della sinodalità nella Chiesa particolare”. Sinodalità come dimensione della vita ecclesiale che apre a nuove strade e a nuove iniziative. Rimane ancora nella memoria e nella vita pastorale delle nostre comunità forlivesi il sinodo diocesano della fine degli anni novanta, proposto e guidato da Mons. Zarri. È stata un’esperienza anticipatrice, penetrata nelle nostre comunità, confermata dalla pastorale di mons. Pizzi. Ora ne raccogliamo i frutti e, nello stesso tempo, siamo incoraggiati a continuare a seminare.

Uomo di comunione
Mons. Zarri è stato un uomo di comunione.
Lo stile sinodale ha come fine la comunione. Invocando l’intercessione di Maria e dei Santi Pietro e Paolo, papa Leone chiedeva per i vescovi: “Aiutino a essere uomini di comunione, a promuovere sempre l’unità nel presbiterio diocesano, e che ogni presbitero, nessuno escluso, possa sperimentare la paternità, la fraternità e l’amicizia del Vescovo. Questo spirito di comunione incoraggia i presbiteri nel loro impegno pastorale e fa crescere nell’unità la Chiesa particolare”.
Posso dire, raccogliendo tante testimonianze, che il vescovo Vincenzo è stato un uomo di comunione. E, per essere tale, ha dovuto esercitare la virtù della pazienza e mantenere sempre aperta la via del dialogo, del confronto, con lungimiranza.
Durante il suo ministero ha incontrato persone importanti, dal carattere molto forte e determinato. Ne ricordo solo due su tutti: don Francesco Ricci e Annalena Tonelli.

Uomo di preghiera
Infine, la preghiera. Parlando del vescovo come uomo di fede, papa Leone XIV indicava come riferimento Mosè, colui che vide l’invisibile. Pensiamo alle volte in cui Mosè intercede per il popolo al cospetto di Dio. Ecco: il Vescovo nella sua Chiesa è l’intercessore, perché lo Spirito mantiene viva nel suo cuore la fiamma della fede.
In questi giorni, come negli anni passati, le proposte che ci aiutano a pregare di più e meglio sono accolte nella nostra comunità diocesana con disponibilità e partecipazione.
Ai vescovi Papa Francesco chiedeva di pregare di più!
A proposito della preghiera, mi ha colpito una significativa coincidenza: mons. Vincenzo Zarri è morto venerdì scorso, poco dopo le 5 della mattina. Il primo salmo delle lodi del venerdì, di ogni venerdì, è il salmo 50: “Pietà di me o Dio secondo la tua misericordia”. Mi ha colpito questa coincidenza. Al termine del suo testamento spirituale (datato il 6 gennaio 2021), Mons. Zarri cita il versetto 11 del salmo 50: “Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe”. È come se si fosse unito, per l’ultima volta, alla preghiera di lode di tutta la Chiesa. Loda il Signore invocando la misericordia per sé e per il mondo intero.
Nella richiesta di perdono, il fedele riconosce e loda la grande misericordia di Dio.
È un tratto, questo della centralità della preghiera, che poche volte sottolineiamo al momento delle esequie. Eppure, negli impegni richiesti ai vescovi, ai presbiteri, e ai diaconi al momento dell’ordinazione, viene chiesto di pregare. Anzi, di unire preghiera e misericordia. Accenno qui solo alla richiesta fatta ai candidati presbiteri: “Volete, insieme con noi implorare la divina misericordia per il popolo a voi affidato, dedicandovi assiduamente alla preghiera, come ha comandato il Signore?” Nelle preghiere invochiamo, come dono che racchiude ogni dono, la misericordia divina.
Il testamento spirituale, dopo la citazione del salmo 50, si conclude con queste parole. “Confido nella tua infinita misericordia, o Padre, e nell’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre del Redentore, Madre di misericordia”.
Sono le ultimissime parole del pastore Zarri nel suo testamento spirituale.

Aiutaci a riscoprire la gioia di essere cristiani
Mons. Zarri era un sacerdote fedele e zelante; durante la sua lunga vita e nelle sue ultime parole suggerisce anche a noi di confidare nella misericordia e nell’intercessione di Maria.
Al termine della santa messa affideremo Mons. Zarri a Maria, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, deponendo la sua salma nel Santuario della Madonna del Fuoco, che da quasi 600 anni i forlivesi venerano come loro protettrice.
La sua presenza incoraggerà i pastori, tutti gli educatori e tutti coloro che hanno delle responsabilità ecclesiali, sociali e politiche ad essere uomini e donne di comunione e di pace, ad amare e servire la Chiesa e il popolo di Dio con amore e dedizione.
Caro confratello Vescovo, tu che sei stato premuroso e paterno in vita, guidaci ancora con il tuo esempio e la tua saggezza, con la tua umiltà e gentilezza e aiutaci a riscoprire, anche in questi tempi difficili, la gioia di essere cristiani e di servire il popolo di Dio per il quale il nostro Signore ha dato la vita. Ti abbiamo preparato un posto nella nostra Cattedrale, in verità è il Signore che ha preparato un posto per tutti noi dove ci troveremo insieme, per sempre. Così sia!