“La pace è possibile e incomincia da noi”

L’anno si è aperto con la marcia diocesana e la messa in Cattedrale presieduta dal Vescovo

Il nuovo anno si è aperto con la tradizionale Marcia della Pace che si è svolta giovedì 1 gennaio 2026 con ritrovo alla stazione ferroviaria di Forlì, organizzata dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, con il nuovo responsabile Cesare Visotti,

Dopo la testimonianza dell’associazione Papa Giovanni XXIII sull’esperienza dell’accoglienza notturna con “l’unità di strada” è partito il cammino verso il Centro storico. Durante il percorso erano previste alcune tappe: in via Giorgio Regnoli con una testimonianza del Servizio diocesano Migrantes e una sulla rigenerazione urbana dell’associazione Regnoli41.

Sul sagrato della basilica di San Mercuriale il vescovo, mons. Livio Corazza, ha consegnato alle autorità civili il Messaggio di Papa Leone XIV per la 59ma Giornata mondiale della Pace che ha come tema “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”.

Altra sosta in piazza Ordelaffi con una testimonianza sui progetti di accoglienza della Caritas diocesana.

Conclusione in Cattedrale con la messa presieduta dal vescovo mons. Livio Corazza.

“Anche noi ci stupiamo che Dio creda ancora sia possibile portare la pace nelle relazioni fra gli umani – ha affermato mons. Corazza nell’omelia – cari fratelli e sorelle, cari amici della pace, domenica 7 dicembre, all’Angelus, Papa Leone ha sottolineato con passione e convinzione che la pace è possibile. Se siamo qui significa che anche noi siamo convinti che la pace è possibile. Siamo dubbiosi, alla pace sembra siano davvero pochi coloro che credano sia possibile. Essa è ferita, aggredita, minacciata, ma vogliamo credere che sia possibile. Ci sono tanti nemici e condizioni che la ostacolano, ma non è morta la speranza”.

“La guerra sembra prevalere nelle parole che fomentano la guerra, parole di odio, di prepotenza – ha continuato il Vescovo – anche papa Leone, nel messaggio che accompagna questa Giornata, ha sottolineato che la guerra sembra prevalere: nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Nell’Angelus di Santo Stefano, il Papa stesso, con amarezza ha dovuto constatare che oggi chi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Ieri sera, al Te Deum in San Pietro, parlava di strategie armate che avvolgono il mondo”.

“Eppure la pace è possibile – ha sottolineato ancora mons. Corazza – e dove troviamo la speranza? Dove possiamo trovare la gioia di coloro che credono nella pace possibile?

Nella gioia motivata dalla tenacia di chi già vive la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio. Nella gioia di coloro che credono nella misericordia e nel perdono. Perché l’unica strada per la pace è la strada della misericordia e del perdono. Del sapere e volere ricominciare dalla riconciliazione”.

“La nostra speranza è che la pace sia ancora possibile – ha ribadito il Vescovo – Papa Leone ha richiamato le parole di papa Francesco pronunciate un anno prima, all’inizio del Giubileo, quando ricordava che il Natale riaccende il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta. 

Se questo è il tempo nel quale la speranza sembra perduta, questo è il tempo degli operatori di speranza. Non di coloro che si rassegnano: spes contra spem è una locuzione latina che significa “speranza contro ogni speranza”, un’espressione tratta dalla Lettera ai Romani di San Paolo (4, 18) che indica la capacità di nutrire fede e speranza anche quando le circostanze sembrano disperate, diventando una speranza che persiste contro ogni evidenza razionale. Non rassegnatevi chiedeva ieri sera il presidente Mattarella ai più giovani. Cerchiamo alleati, dimostriamo di essere più bravi e più forti di coloro che invece vogliono un futuro disperato, fatto da accumulatori di cose per coprire la depressione, di prepotenti senza scrupoli, capaci solo di lasciare al loro passaggi macerie e morte. Ripugnate chi nega la pace perché si sente il più forte”.

“Continuiamo invece a camminare insieme sulla strada stretta e irta di ostacoli della pace – ha concluso il Vescovo – è l’unica strada degna di ogni uomo. La pace è possibile e incomincia da noi. La pace è possibile, e la si costruisce giorno per giorno, a partire dalle parole che diciamo e dai sentimenti che proviamo verso gli altri, ed è costruita dalla forza e dalla capacità attrattiva dei miti e dei non violenti. E dei semplici, ma intelligenti costruttori di futuro, come Maria. La pace è possibile”.

In contemporanea alla Marcia è partito il pellegrinaggio di comunione e di pace in Terra Santa, in programma dall’1 al 6 gennaio 2026, organizzato dalle diocesi di Forlì-Bertinoro e di Bologna, a cui hanno aderito 28 forlivesi.