Tra gli angeli di Wajir: dove la Provvidenza apre la strada
Sulla scia di Annalena, un eterogeneo gruppo di giovani ha incontrato istituzioni, famiglie e operatori locali
L’unica cosa davvero chiara della missione era l’obbiettivo: valutare lo stato di avanzamento del progetto “Tra gli angeli di Wajir 2”, il progetto finanziato da Regione Emilia-Romagna.
Il progetto, ambiziosissimo, ha lo scopo di intraprendere il percorso della sostenibilità economica per il Centro di Riabilitazione fondato da Annalena Tonelli nel 1972 a Wajir. Il primo passo è l’integrazione dei servizi del Centro e del personale sanitario all’interno dei servizi offerti dall’ospedale governativo. Verranno poi svolte diverse attività per la sensibilizzazione della popolazione nei confronti dell’inclusione della disabilità infantile e della parità di genere attraverso formazioni, trasmissioni radiofoniche, tavole rotonde di leader delle varie componenti della società locale.
Ciò che non sapevamo, partendo, era che la Provvidenza si sarebbe manifestata in modo potente in quei giorni. La Provvidenza, per agire, ha bisogno che le venga fornito spazio e opportunità, che non venga ingabbiata da rigidi programmi umani.
In questo siamo stati bravissimi, dal momento che appena arrivati a Wajir, dopo un viaggio estenuante trascorso rimbalzando su tre aerei e dormendo in tre aeroporti diversi, nel corso della riunione della verifica del programma non un solo appuntamento si sarebbe realizzato nel giorno o negli orari stabiliti… Karibuni Afrika!
Eravamo un gruppo molto eterogeneo, il più giovane mai venuto a Wajir, i cui componenti si erano ritrovati insieme in modo, pensavamo, abbastanza casuale.
Giacomo, architetto della Diocesi di Forlì-Bertinoro, Alice e Marica, studentesse di Cooperazione e Scienze Internazionali tirocinanti presso il Comune di Forlì, Lucia, consigliere comunale di Forlì con delega alla cooperazione internazionale, Veronica, fisioterapista e volontaria del Comitato per la Lotta contro la Fame nel Mondo, Meris, infermiera e rappresentante della parrocchia di San Varano, Anna, scout di Bertinoro ed esperta di progetti di inclusione della disabilità, Mirko, contabile del progetto e di VolontariA ed io, coordinatore del progetto.
Il gruppo ha funzionato perfettamente fin da subito e, nel corso dei giorni della missione, tutti hanno maturato la consapevolezza di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, rendendosi operativamente utili quando questo non era affatto scontato. Abbiamo trascorso una giornata un po’ magica al Centro di Riabilitazione, in cui il gruppo si è diviso i lavori necessari alle attività del progetto: le misurazioni della struttura per la ristrutturazione del Rehab, l’inventario delle attrezzature disponibili per decidere quali acquistare, il riordino di alcuni locali in vista delle visite da parte delle istituzioni, la verifica del lavoro dei fisioterapisti. Il tutto si è svolto in mezzo alle madri e ai bambini disabili che gattonavano ovunque giocando con attrezzature e strumenti di misurazione. Abbiamo condiviso momenti emotivamente fortissimi, come la visita del Reparto di maternità dell’ospedale governativo, l’incontro con le famiglie dei bambini del Centro presso le loro povere abitazioni, la visita agli anziani nelle loro capanne. Fedeli all’insegnamento di Annalena, che ha sempre vissuto in modo indissolubile Azione e Contemplazione, ci siamo presi il tempo per un pomeriggio di deserto al suo eremo da dedicare alla preghiera e al riordino di pensieri ed emozioni.
L’incontro con le istituzioni della Contea di Wajir è stato probabilmente il momento più straordinario da un punto di vista progettuale. C’è stata piena sintonia sugli obbiettivi e sulle modalità di realizzazione, ed i rappresentanti del governo locale hanno voluto visitare il Centro, incontrare le mamme e i bambini, vedere con i propri occhi il luogo dove Annalena seppellì tante vittime del massacro di Wagalla, in cui persero la vita anche i loro genitori e nonni. Abbiamo toccato con mano la severità del problema della disabilità infantile e della parità di genere quando ci siamo seduti intorno a un tavolo con i leader locali a livello istituzionale, associativo, della sicurezza e dell’ordine pubblico, religioso, scolastico.
Nel corso dei momenti di condivisione serali è emersa chiaramente la consapevolezza che le storie di ognuno, diverse per origine e sviluppo, ci avevano condotti a Wajir, in quei giorni, per uno scopo preciso. L’incontro a Nairobi con il vescovo di Garissa, George Muthaka, avvenuto a fine missione, ci ha confermato la bontà del percorso intrapreso e l’unità spirituale e di intenti tra la diocesi di Garissa e la Diocesi di Forlì-Bertinoro.
Un grazie immenso e doveroso va rivolto ad Abdi, responsabile del progetto per i rapporti con le istituzioni, e John, responsabile locale dei progetti del Coordinamento Diocesano per Wajir. Sono state guide e mediatori culturali eccezionali.
Michele Lanzoni

