Dovadola: il vescovo Corazza per Benedetta e gli scout di Taranto che festeggiano i 30 anni dalla dedicazione del loro clan alla Beata
“L’amicizia fra le persone è vera e profonda, se basata sull’amicizia con Dio”. Su questa frase il vescovo Livio Corazza ha sviluppato l’omelia della messa presieduta lo scorso 8 agosto nella Badia di Dovadola, concludendo le celebrazioni per ricordare l’89esimo anniversario della nascita della Beata Benedetta Bianchi Porro. Concelebravano col vescovo i sacerdoti don Giovanni Amati e don Rudy Viscarra, parroco e vice dell’Unità pastorale di Rocca-Dovadola, don Urbano Tedaldi di Castrocaro e don Domenico Gatti, cappellano dell’ospedale. Riferendosi alla Giornata del Giubileo dei giovani a Roma, Corazza ha insistito su Benedetta come modello di vera amicizia, “che amava gli altri, perché amava Dio anche nella sofferenza e nella croce, mettendo in pratica la Parola di Gesù, quando dice: ‘Se qualcuno vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua’. Ecco perché i suoi amici andavano al suo letto di dolore per consolarla e se ne tornavano consolati”.
Ma per il vescovo “Dio ha fatto capire in Benedetta che vuole la felicità e non la sofferenza dei suoi figli”. Di qui anche “l’attività di Anna Cappelli (morta 20 anni fa) per farla conoscere al mondo è stata una bella testimonianza di amicizia cristiana con Benedetta, pur non avendola conosciuta”. Alla celebrazione, animata dal coro parrocchiale accompagnato dall’organo da una delle suore, hanno partecipato per il Comune il vicesindaco Massimo Falciani, le sorelle Emanuela e Carmen coi famigliari, dovadolesi, abitanti della valle del Montone e di Forlì e perfino un gruppo di scout di Taranto, a Dovadola per un capo estivo e per celebrare i 30 anni della scelta del nome del clan “Benedetta Bianchi Porro”. Al termine della celebrazione, tutti i partecipanti sono usciti sul piazzale della chiesa, dove il vescovo ha benedetto il nuovo impianto luci e la fontana del parco antistante la Badia dedicato alla Beata.
Il gruppo scout Taranto 19 dedicato a Benedetta è rimasto diversi giorni a Dovadola, per approfondire la spiritualità della Beata. Racconta uno dei responsabili, Salvatore Ficocelli, 49 anni, ricercatore ambientale, sposato con Eva e padre di due figli, fra cui Benedetta (nome in omaggio alla Beata): “Nel 1995 venimmo a fare un campo scout sulle colline di Dovadola, conoscendo Benedetta e la sua spiritualità. Cosi decidemmo di dedicare il nostro clan a lei. E ogni tre-quattro anni torniamo a Dovadola per un campo estivo e conoscere meglio la sua vita, gli scritti e la sua spiritualità”. Aggiungono i capi clan Emilia Bocchia e Andrea Ghionna: “Per noi Benedetta è un’amica, una compagna di strada e, quando siamo stanchi, lei è una guida che non si stanca mai”.
QUINTO CAPPELLI
