Meldola, la ricercatrice Irst Vincenza Conteduca vince il terzo “Merit Award”

La dottoressa Vincenza Conteduca

Se si parte con il piede giusto si possono fare passi da gigante per arrivare velocemente al traguardo: è stato così per la dottoressa Vincenza Conteduca, ricercatrice e medico oncologo Irst che sarà premiata il 1°giugno per il terzo anno consecutivo dall’American Society of Clinical Oncology (Asco), la maggiore associazione di oncologia clinica al mondo.

La dottoressa Conteduca, 38enne originaria di Barletta, si è aggiudicata il prestigioso “Merit Award Conquer Cancer Foundation”, il più importante riconoscimento mondiale rivolto a giovani ricercatori in oncologia. Grazie ai risultati ottenuti nella comprensione del tumore avanzato della prostata e ai possibili campi applicativi nell’ambito della medicina personalizzata, la dottoressa può vantare un significativo primato: raramente, infatti, il Merit Award è assegnato allo stesso studioso, ancor più raramente per 3 anni consecutivi. L’ambito riconoscimento le sarà consegnato durante il Congresso Asco in programma a Chicago da venerdì 31 maggio fino al 4 giugno.

Obiettivo della ricerca, come negli anni precedenti, è quello di individuare nel tessuto neoplastico o nel sangue del paziente biomarcatori prognostici e predittivi, ovvero quei caratteri biologici capaci di anticipare l’efficacia o meno di un trattamento specifico tra quelli attualmente disponibili per il tumore prostatico (ormonoterapia, chemioterapia, terapia radiometabolica, nuovi agenti biologici). In particolare, lo studio per il quale è stato attribuito il riconoscimento quest’anno – frutto di grandi collaborazioni con diversi colleghi degli istituti americani Weill Cornell Medicine di New York e Dana Farber Cancer Institute – Harvard University di Boston – mirava a valutare i livelli di espressione di una proteina cosiddetta “Schlafen 11” presente nei pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato e sottoposti a trattamenti chemioterapici a base di platino.

È stato osservato che gli uomini con una maggiore espressione di tale proteina a livello del tessuto neoplastico o delle cellule tumorali circolanti hanno avuto una migliore risposta alla chemioterapia con questo farmaco. Nel progetto di ricerca sono stati inclusi 41 pazienti con diverse tipologie di carcinoma prostatico. Il lavoro della dottoressa Conteduca rappresenta il primo studio nel tumore prostatico avanzato che abbia dimostrato il ruolo significativo della proteina SLFN11 nel predire la risposta alla chemioterpia a base di platino: una maggiore presenza di tale proteina è associata ad una maggiore sensibilità a tale terapia.

La principale ricaduta di questi risultati sul piano pratico potrebbe essere un ulteriore passo avanti verso la “personalizzazione delle terapie” nel carcinoma prostatico, anche nelle fasi più avanzate di malattia, guidando i clinici nella scelta dell’approccio più indicato per il singolo paziente per ottenere risultati significativi in termini di efficacia e qualità della vita.