La Populorum progressio fa 50

Domenica 26 marzo saranno cinquanta anni dalla firma di Paolo VI dell’enciclica “Populorum progressio”. Invece di tornare a vedere il mondo diviso tra i due blocchi est e ovest, contrapposti nella guerra fredda, questa enciclica descrisse il mondo in un altro modo, nord ricco e sud povero. È la vera divisione che oggi è ancora irrisolta e ancora procura grossi problemi, come l’emigrazione dai Paesi poveri verso quelli ricchi. Nasce così la paura di noi ricchi per le “invasioni” e la presunta insicurezza, dimenticando quanto abbiamo sfruttato quei Paesi e quanto li abbiamo resi insicuri. Al tempo dell’enciclica si stavano propagando le idee del cosiddetto capitalismo compassionevole. Si diceva che se cresce la ricchezza, comunque avvenga, ce n’è sempre un po’ per tutti, a cascata, grazie al mercato. Paolo VI parlava del capitalismo come malaugurato sistema. Così propose, come criteri di discernimento, il principio della proprietà privata con funzione sociale e la scelta della Chiesa per i poveri. Occorre decidere di intervenire; dice papa Francesco nella Evangelii gaudium al n. 204: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica, benché la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo”. Paolo VI ha anticipato anche altre intuizioni che lo avvicinano ancora più a papa Francesco. In un’udienza del 7 novembre 1973 coniò il termine “ecologia umana”: “E non possiamo tacere il nostro doloroso stupore per l’indulgenza… per ciò che conturba e contamina gli spiriti… Dov’è l’ecologia umana?”. L’espressione era nuova per l’epoca, ma venne ripresa da Giovanni Paolo II nella Centesimus annus n. 38. La contaminazione dell’ambiente e gli esiti drammatici per la salute della popolazione sono provocati da uno sviluppo teso solo alla quantità. Papa Francesco ha evoluto il termine in ‘ecologia integrale’, che intende la custodia della terra e dell’uomo come una cosa sola. Che dire oggi con i nonni che “desiderano” diventare genitori, le coppie gay che “desiderano” avere dei figli. Sono desideri non connaturali; si può avere un desiderio, ma non può tramutarsi in diritto. E, non ultimo, la discussione sul fine vita che, come ha ricordato mons. Galantino, viene portata avanti da pochissimi parlamentari mentre se ne parla ampiamente nei talk show.


Franco Appi