La funzione della stampa

Diversi anni fa, lessi con attenzione un testo di Jurgen Abermas, filosofo e sociologo tedesco, uno dei maggiori esponenti della Scuola di Francoforte. Si trattava di un saggio pubblicato in Italia con il titolo “Storia e critica dell’opinione pubblica”, in cui afferma che la formazione dell’opinione pubblica a mezzo stampa era nata come necessità della classe borghese, sempre più potente nella società e intenzionata a diffondere le notizie per favorire il commercio. Questo fece sì che anche le notizie fossero merce e venissero vendute. Ebbero presto anche la funzione di diffondere la conoscenza degli avvenimenti, portando verso il controllo della società sul potere politico, sui governi e sulla classe dirigente. La funzione di vigilanza del potere politico è una sana espressione della società borghese nascente. Per poter esercitare questa funzione critica, la stampa doveva essere del tutto indipendente dal potere. Era in senso pieno un controllo dei tre poteri che si costituirono: legislativo, esecutivo, giudiziario. Poteri che devono essere, di diritto e di fatto, tra loro indipendenti. Quando non lo sono la vita democratica è a rischio. Ci fu il bel film di Orson Welles che, nella versione italiana, era intitolato “Quarto potere”. Un titolo che, forse, tradiva il senso del film, ma che invece risponde alla nostra esigenza di qualificare la funzione della stampa e dei mezzi di comunicazione in generale. L’opinione dei cittadini deve trovare servizi e non manipolazioni nei mezzi di comunicazione. Forse ancora più può essere utile ricordare il film di Marco Bellocchio “Sbatti il mostro in prima pagina”, in cui si mette in evidenza il legame tra stampa, politica e forze dell’ordine, evidenziando come i mezzi di comunicazione abbiano il potere di manipolare l’informazione per influenzare l’elettorato; un potere dal quale i cittadini non sempre riescono a difendersi. La stampa indipendente, se lo è veramente, dovrà stare alla veridicità dei fatti, ma anche formare i cittadini a cercare la verità, attraverso strategie diverse. Dovrà formare una cultura del convivere democratico, innanzitutto, e smascherare le falsità oggi frequenti soprattutto sui social, ma non solo. Dovrà insegnare a verificare e incrociare le fonti. Infine, dovrà invitare a condividere con altri le letture. Quando si è isolati, infatti, è facile esser preda di spacciatori di bugie. Il leaderismo imperante ha purtroppo fatto cadere in disuso i corpi intermedi. Le associazioni, se non i partiti e i sindacati, dovrebbero coprire questa funzione.


Franco Appi