La geografia e le bombe

Non conoscevamo molto di Siria o Iraq. Conoscevamo Damasco, Bagdad e poco più fino alla guerra del Golfo persico, che doveva portare democrazia, benessere e ricchezza. Invece ha scatenato una situazione di violenza e di guerra che sembra non abbia fine. Così le bombe ci insegnano altri nomi di città, come Mosul, Raqqa, Erbil, Palmira distrutta, Aleppo. Se non ci fossero in Medio Oriente vasti giacimenti di petrolio, non ci sarebbero tanti interessi occidentali e tensioni e guerre. Da quelle parti ci sono “missioni di pace” anche con nostri uomini armati. A questo va aggiunta la situazione della Palestina, ora di nuovo al centro di azioni armate. Non ci sarà pace in Medio Oriente fino a che non ci sarà tra israeliani e palestinesi. È terra santa per le tre religioni della Bibbia, dell’annuncio della pace agli uomini che Dio ama. Le guerre del Golfo hanno fatto da catalizzatore per altre situazioni esplosive, da cui sono scaturite le reazioni terroristiche talebane, di Al Qaeda e dell’Isis. Le ragioni sono antiche e la zona è stata spesso tumultuosa. Dal crollo dell’Impero Ottomano, un secolo fa e tra le due guerre ’18 e ’45, le potenze occidentali (Francia e Gran Bretagna) hanno imposto divisioni territoriali, una presenza e una serie di protettorati e zone d’influenza, sempre a vantaggio loro. Stavano fuori l’Iran, di cultura mediamente superiore, e l’Arabia Saudita, sulle quali si esercitavano influenze politiche. Dopo la guerra del ’45 si sono aggiunte Urss e Usa, che da quelle parti combattevano, e forse ancora lo fanno, una parte importante della guerra fredda. Il tutto sempre a vantaggio dell’Occidente e per il petrolio. Così sono cresciute le rivendicazioni e sono aumentate rabbia e radicalizzazione identitaria e religiosa. Il problema della mancanza di democrazia è vero, ma i processi per raggiungerla non sono imponibili. Non sono le armi che devono parlare, ma le riflessioni sui diritti e la maturità politica. Le nostre intromissioni hanno fatto deragliare anche le “primavere arabe”. Ci sono fermenti che crescono di più con il dialogo e il confronto. Papa Francesco, che non è europeo, ha visto bene l’implosione e l’involuzione politica e sprona l’Europa, le associazioni e i movimenti ad impegnarsi per una politica con la P maiuscola; cioè fatta alla ricerca della giustizia a livello globale, e non degli interessi di parte. Abbandonare le fonti energetiche fossili diventa sempre più strategico, non solo per l’ambiente, ma per neutralizzare l’origine dei conflitti in Medio Oriente.


Franco Appi