Cristo è vivo!

Sono felice come una Pasqua! Per alcuni è solo un modo di dire, per altri è una realtà! Sono grato alla Pasqua! È nel giorno di Pasqua che sono nato, in quanto cristiano; è a Pasqua che nasce la speranza di un cristiano. A Natale festeggiamo la nascita di Cristo, a Pasqua festeggiamo la sua e la nostra risurrezione. “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede”, dice San Paolo. Capisco le chiese piene a Natale, le folle celebrano la vita che sboccia su questa terra, ma comprendo anche le chiese meno frequentate a Pasqua. Il tanto male del mondo mi fa dubitare della Pasqua, è troppo; le guerre, il cancro, la corruzione, il moltiplicarsi di muri, barriere e naufragi; bambini che non hanno cibo, acqua, casa, amore; famiglie spezzate, ragazzi abbandonati a se stessi; le schiavitù dei social, ci fanno dubitare. A Pasqua celebriamo la vittoria della giustizia sulla cattiveria dei prepotenti che si credono impuniti. A Pasqua vince l’amore che si dona, perché l’amore è l’unica eredità che portiamo all’altro mondo. Saremo giudicati sull’amore. In questi mesi, Benedetta è tornata al centro dei nostri discorsi e pensieri. Lei, giovane di 27 anni, è morta cantando il Magnificat, per il grande amore e la grande speranza che ha sostenuto le sue sofferenze, non abbandonandola alla disperazione, alla rabbia, alla tristezza e al rancore. Lei, che non sentiva, non vedeva, non si muoveva, però amava. E questo dava senso alla sua vita, come leggiamo in due sue frasi: “La vera gioia passa per la croce” e, “Non muoio, ma entro nella Vita”. Come Benedetta, vedo immense energie di bene, giovani sereni prendersi cura dei deboli; anziani volontariamente creatori di giustizia e di solidarietà; gente onesta nei posti di lavoro. Vedo uomini e donne ri-nati il mattino di Pasqua, che hanno dentro il cromosoma del Risorto. Inizio di una nuova umanità, la comunità dei risorti. A coloro che sono scoraggiati e sfiduciati, auguro di rialzarsi in piedi! A coloro che vivono nel risentimento, nella paura degli altri, a coloro che non riescono a perdonare, a coloro che alzano muri, auguro di lasciarsi liberare dal Signore risorto. Sono grato al Lunedì dell’Angelo di quest’anno, anche per un altro motivo: è il giorno del mio primo compleanno come vescovo di Forlì. Sono contento di essere tra di voi. Sono grato dei tanti segni di fede, di speranza e di carità che ho trovato in tanti di voi. L’augurio per tutti è di lasciarci travolgere dall’amore di Cristo risorto che ci vuole vivi e portatori sani di vita.


+Livio, vescovo

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