Per ogni cosa ci vuole il suo tempo

Se c’è un atteggiamento che si sposa con la speranza è l’attesa. Chi spera, attende! Il Papa, con il Sinodo universale, rompe la cappa di nebbia che avvolge e pervade tanti di noi, nella Chiesa e nel mondo. Un grigiore che si chiama rassegnazione, scoramento, incapacità di alzare lo sguardo e di guardare avanti con fiducia. Iniziando il cammino sinodale, la Chiesa italiana manifesta il coraggio di chi non si arrende di fronte ai timori e alle tristezze che ci riserva la vita, ma si rialza e si mette in cammino. È appena iniziato il tempo di Avvento, attesa della venuta del Signore Gesù. Attesa non della prima venuta, che rappresentiamo così bene nel presepe, ma della venuta definitiva, quella che Lui ci ha promesso. L’Avvento è il tempo in cui i cristiani si interrogano se davvero attendono e desiderano ardentemente, con trepidazione e speranza, la novità di Cristo. Non si accontentano di ripetere stancamente le stesse cose, sognando di far rivivere la meraviglia di quando erano bambini, ma senza aver più la capacità di meravigliarsi e stupirsi. L’Avvento non ci serve per prepararci al Natale, che è un modello per capire lo stile di Dio, quando ritornerà. L’Avvento è il tempo nel quale il cristiano alza lo sguardo verso la meta, per sperare nel ritorno definitivo del suo Signore, per ritrovare nuovo slancio nel cammino della vita.
Ma – ci chiediamo – aspettiamo ancora qualcosa di buono e di nuovo dal Signore?
La coincidenza dell’Avvento e della preparazione ai cammini sinodali, quest’anno, è una unione del tutto speciale. Due avvenimenti che si rinforzano a vicenda. La Chiesa di Francesco non guarda al passato con nostalgia, ma guarda alla incarnazione di Gesù per avere conferma dello stile di Dio nel venire ancora in mezzo agli uomini. La tradizione non è il museo delle cose antiche, ma è salvaguardia delle cose future.
Siamo in attesa di una nuova luce. Aprendo il Vangelo, ci metteremo in ascolto del Signore che parla alla sua Chiesa. Occorre conoscere l’oggi, il Vangelo, e manifestare la volontà concreta di seguirlo. Come gli ebrei all’inizio dell’esodo.
Ci ritroveremo nei gruppi del Vangelo, anticipo dei gruppi sinodali che terremo nei primi mesi del prossimo anno. E siamo in attesa di conoscere cosa il Signore vuole dirci. La fede non è se crediamo o meno nell’esistenza di Dio. Ma se crediamo che Dio abbia ancora qualcosa di nuovo da dirci per le scelte della nostra vita. Chi ci scalda il cuore nell’attesa che qualcosa cambi nella nostra vita?

+Livio Corazza