Fra società e politica

A Bologna il Ministro dell’Interno ha fatto chiudere l’hub regionale Centro Mattei, affermando che la preoccupazione era per quelli che ci stavano dentro. Scrive il Corriere della Sera del 13 giugno, edizione di Bologna, che il Ministro ha detto: “Come è possibile che i tanti buonisti impegnati (a pagamento) nell’accoglienza non si fossero accorti che la struttura fosse più simile a una stalla che a un centro dove ospitare anche donne e bambini?”. Oltre a questo, ha affermato che la possibilità di integrazione era pressoché impossibile. Sullo stesso pezzo del Corriere troviamo un’altra versione dei fatti. Alcuni di questi cosiddetti “buonisti” cattolici hanno messo in atto una scelta di accoglienza. Ventitre migranti cacciati dal Centro hanno trovato ospitalità a Ronzano, nel convento dei Servi di Maria, in parrocchie, in case di semplici fedeli. Dopo una giornata di tensioni, diversi migranti non hanno accettato il trasferimento a Caltanisetta, perché pare fossero integrati nel territorio bolognese, nella vita della città e della chiesa locale, lavorando presso aziende o realtà di volontariato. Sono inseriti in processi produttivi e culturali, per questo vogliono restare a Bologna. Una prima considerazione ovvia è che le informazioni che aveva e che ha dato il Ministro non corrispondono, almeno in parte, alla realtà. Non voglio credere che le abbia distorte lui stesso; forse gli sono arrivate così. Una seconda riflessione è che il contesto della Chiesa sul territorio sa reagire anche alle leggi che considera ingiuste, non solo con proteste e con articoli sui giornali; sa reagire con scelte concrete che arrivano a modificare il tessuto sociale, come era già accaduto con la legge dell’aborto. Si inizia a operare per gestire situazioni difficili e di aggressione della vita delle persone con la creazione e l’organizzazione di apparati pronti a intervenire. Si intraprende così un cammino che permette di affrontare, con strumenti della società, ciò che non può o che non vuole, come in questo caso, affrontare la politica. Questo significa non che ci si arrende e si supplisce, ma supplendo si fermenta la società, con principi legati ai diritti umani inalienabili e fondamentali. È uno dei modi di intervenire in politica non fatto di sole parole, ma di gesti e di scelte non sempre facili. I “buonisti” operosi sanno anche maturare una coscienza della necessità di governare e, come in questo caso, operare per un’accoglienza consapevole.

Franco Appi

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