Valori e speranze condivisi

Si era capito subito, da quando il presidente della Repubblica lo ha chiamato, che la nomina di Mario Draghi avrebbe determinato un salutare scossone alla politica nostrana. Non è solo un colpo ai sovranismi e ai populismi, è un superamento delle divisioni ideologiche espresse con determinazione eccessivamente aggressiva. Il linguaggio precedente era arrivato alle soglie della barbarie, ora gli avversari si parlano. A tutti coloro che sostengono il suo governo, Draghi ha ricordato che il sacrificio richiesto dalla situazione attuale non è dimenticare la propria identità, ma operare insieme per il Paese, perché più importante della identità dei partiti è il valore della cittadinanza, cioè dei diritti e della dignità dei cittadini italiani. Per loro è necessario un diverso approccio e una diversa politica, basata ora sulla condivisione di valori e di speranze. Non è un passo indietro dei partiti ma, ha detto Draghi, “in un nuovo perimetro di collaborazione è un passo in avanti”. Tutte le tesi sovraniste decadono quando egli afferma che aderire all’Ue non è rinunciare alla sovranità; i cittadini italiani cedono “sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa… Nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani, più vicini ai nostri territori”. La conferma a questo sta nella dichiarazione che dall’euro non si recede. Nel suo discorso, alla base dell’intero progetto di governo, c’è la situazione di emergenza e la necessaria unità delle forze politiche italiane, come al tempo del lavoro per la Costituzione. Allora tutte le forze politiche, senza rinunciare alla propria identità, collaborarono per raggiungere l’obiettivo della ricostruzione del Paese. La situazione attuale, dovuta al Covid, ci chiede una collaborazione che superi le differenze nella condivisione di valori fondanti. Operare uniti non è un’opzione è un dovere, ha detto ancora Draghi. Era necessario un colpo d’ala nella nostra politica nata da partiti che andavano dal “vaffa”, con il rifiuto dei “professoroni” e delle loro competenze, ai partiti personali in cui la base si rispecchia solo nell’immagine dei leader. La nostra speranza deve essere quella di partiti che, pur opponendosi, sanno confrontarsi. Il confronto in Parlamento avviene nel rispetto degli avversari, non nello scontro fra nemici. Le competenze sono cercate e utilizzate per non incorrere in errori che danneggiano l’intera popolazione. Chi governa, in una democrazia compiuta, deve operare per il bene comune, sostenere e promuovere, con politiche sociali adeguate, la sovranità-dignità dei cittadini.
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Franco Appi