Impariamo a sognare

Ci dice il Signore, tramite il profeta Gioele, che sognare da svegli è un dono dello Spirito Santo, perché come diceva padre Turoldo: “Lo Spirito è come il vento, non lascia dormire la polvere”. Il pericolo, infatti, è quello di pensare che tutto il dramma della pandemia sia passato e che bisogni ritornare al più presto possibile a “come prima”. Papa Francesco ha espresso alcuni di questi “sogni”, per impegnarci in una società diversa e veramente umana e cristiana. Eccone alcuni.
1. “La vita non serve se non si serve”. È il sogno di vivere non pensando solo a noi stessi, ma di vivere con la gioia di mettere la nostra vita a servizio degli altri. Ce lo hanno ricordato i tanti volontari Caritas e non solo, che hanno lavorato anche nella pandemia (a proposito, in questi mesi, nessuno li ha ringraziati…) o gli animatori che si stanno impegnando nei “centri estivi”. Ce lo ricordano tutti coloro che vivono il “sogno di una vita che serve perché si fa servizio al prossimo, se ne vale veramente la pena”.
2. “Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”. Il Papa ci indica tre nemici che possono farci sprecare questa grave prova della pandemia: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo. Il narcisismo fa idolatrare sé stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti. Il narcisista pensa: “La vita è bella se io ci guadagno”. Ma anche il secondo nemico, il vittimismo, è pericoloso: “Il vittimista si lamenta ogni giorno del prossimo: ‘Nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta, nessuno mi vuol bene, ce l’hanno tutti con me!’. E il suo cuore si chiude…”. Infine, nel pessimismo, la litania quotidiana è: “Non va bene nulla, la società, la politica, la Chiesa…”.
3. Il terzo sogno è di conquistare un diritto fondamentale: il diritto alla speranza. “È una speranza nuova, viva, che viene da Dio. Non è mero ottimismo, non è una pacca sulle spalle o un incoraggiamento di circostanza, con un sorriso di passaggio. No. È un dono del Cielo, che non potevamo procurarci da soli. Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario”.
L’augurio per questi mesi è che impariamo a sognare, a sperare insieme, non per ripartire ma per rinascere.

+Livio Corazza

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