Il coraggio della preghiera

Abbiamo visto, in una Piazza San Pietro vuota, papa Francesco pregare per l’umanità provata dal virus. Abbiamo visto una persona anziana, all’apparenza fragile e claudicante, da cui però traspariva la grandezza morale dell’unica leadership in questa fase critica. Il Papa ha dimostrato a tutto il mondo il coraggio della preghiera, lui da solo di fronte alla piazza deserta, ma idealmente con tutti i cristiani e con tutti gli uomini “di buona volontà”. Il coraggio di sfidare il male, il coraggio di sfidare il laicismo, il coraggio di avere fede nell’azione di Dio Padre misericordioso. Nella nostra preghiera c’è, forse, un dubbio: il Signore ci ascolterà? Ci ha mai ascoltato? Nell’esperienza di ciascuno di noi c’è almeno l’impressione che ci abbia ascoltato in qualche situazione. È giusta l’accusa dei nostri fratelli protestanti che noi cattolici crediamo in un Dio “tappabuchi”? Quando le cose non vanno, chiediamo a Dio di intervenire invece di assumerci le nostre responsabilità? Ricorrere a lui è sempre una risorsa di speranza, ma dobbiamo anche ricordare che abbiamo noi la responsabilità delle cose, dal momento che Dio ci ha affidato la terra. La convinzione della nostra responsabilità ci rende disponibili ai fratelli e ci spinge a cercare e sostenere le soluzioni scientifiche. Il Signore ci ha dato le due facoltà di ragione e amore. La scienza è una potenzialità e un’espressione di amore al prossimo. Le varie scienze, in modo armonico, sono una opportunità per vivere in armonia con la terra, superando gli egoismi possessivi. Anche nel campo scientifico, però, sperimentiamo il limite intrinseco della dimensione umana; non tutto si risolve. È il senso della croce di Gesù, che non chiede le legioni di angeli per sconfiggere chi lo vuole uccidere. Di fronte a queste sofferenze e morti chiediamo al Padre la liberazione, come Gesù nel Getsemani; è umano, è giusto, e Dio è libero di agire. Dobbiamo, però, noi stessi, imparare a vivere in pieno il nostro destino umano, come Gesù che nel Getsemani prega: “Non come voglio io, ma come vuoi tu”. È nello statuto dell’incarnazione il destino della morte. Egli non accetta semplicemente la volontà del Padre; in un cammino fino al sudore di sangue, la sua volontà e quella del Padre diventano una. Quella preghiera lo porta ad amare e perdonare anche quelli che lo uccidono. In lui l’amore del Padre traspare pienamente anche nella sua umanità. La preghiera ci porterà ad amare con un amore sempre più identificato con quello di Gesù. È l’amore che ci spingerà a cercare soluzioni e superare ostacoli, senza fare calcoli utilitaristi.
Franco Appi

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