La missione del presbitero

Nel mese di giugno ci sono state nuove nomine per alcuni parroci che saranno destinati a nuove parrocchie; inoltre abbiamo celebrato gli anniversari di ordinazione. Una cosa che va chiarita è la differenza fra prete e parroco: non tutti i preti, infatti, sono parroci. Non solo, c’è da capire la dimensione del prete nella diocesi e la sua missione in comunione con il vescovo. Comunione non significa avere gli stessi pensieri del vescovo, gli stessi giudizi e le stesse opinioni. Significa che il prete vive in fraternità e obbedienza con lui. È il vescovo che ha la pienezza dell’ordine, mentre il prete e il diacono ne hanno una partecipazione. Dunque, il prete partecipa in modo limitato a quei poteri che sono pienamente nell’episcopato. La fonte del presbiterato, però, non è il vescovo, ma Cristo. Se la fonte del presbiterato è Cristo, si deduce che l’autenticità dell’esercizio si verifica nella fede evangelica e nel discernimento, pur nell’obbedienza e comunione con il vescovo. A sua volta, lui è tenuto a questa stessa autenticità. L’istituzione pastorale di base è la diocesi stessa, alla cui cura i presbiteri in solido, nella comunione con il vescovo, sono dedicati: i preti sono della diocesi e non delle parrocchie. Queste sono comunità locali di fedeli, nelle quali il parroco esercita il ministero in comunione con il vescovo. Il termine parrocchia deriva dal greco “parà oikia”, Chiesa presso le case. A volte le ambizioni umane prevalgono e i laici, speriamo non spinti dai preti, vanno a protestare per gli spostamenti. Essere chiamati a cambiare parrocchia non significa perdere i legami di fraternità e amicizia che si sono creati. A volte sembra che le parrocchie della città siano più ambite di quelle dei paesi. C’è un’ambizione umana a cui i vescovi devono porre attenzione per non sfiduciare i preti, loro collaboratori. Le parrocchie dei paesi, però, più facilmente aiutano a capire che la missione del parroco non è rivolta solo a chi frequenta, che tutti gli abitanti di un determinato paese sono “suoi parrocchiani”, anche i non frequentanti, i non credenti, o i diversamente credenti. C’è una comunità umana a cui il parroco è mandato a testimoniare il Vangelo, con una testimonianza di fraternità che va oltre le differenze di fede e di appartenenza. Tutti siamo di Cristo e Cristo è di Dio (1 Cor. 3). In una comunità di paese, per esempio, sarebbe inutile costruire campi sportivi separati quando ci sono già quelli pubblici. Frequentare dove vanno tutti è uscire dai recinti; è Chiesa in uscita.

Franco Appi

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