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La dignità del lavoro

La festa del primo maggio dei lavoratori venne decisa nel 1889 a Parigi, dalla Seconda Internazionale, a seguito dei fatti avvenuti all’Haymarket, Chicago, nel 1887, durante uno sciopero finalizzato a ridurre la giornata lavorativa a otto ore. Nello scontro violento fra manifestanti e forze dell’ordine morirono sia lavoratori che poliziotti. Pio XII nel 1955 dedicò il primo maggio a San Giuseppe lavoratore. Gesù ha ricevuto da San Giuseppe la propria formazione umana; ha vissuto trent’anni della vita condividendo la sua condizione di artigiano. Lo scopo raggiunto è che ora noi, in questa festa, ci uniamo a tutti i lavoratori e con loro ci impegniamo affinché si promuova un lavoro dignitoso e decente. Giovanni Paolo II dedicò un’intera enciclica all’uomo del lavoro, la “Laborem exercens”. In essa Giovanni Paolo II riflette sull’uomo immagine di Dio creatore, che nel lavoro realizza se stesso, esplicita l’immagine di Dio e cresce in quanto uomo. Il lavoro, infatti, è dichiarato riflesso dell’opera di Dio. La terra vi è definita un grande banco di lavoro a cui tutti gli uomini, in comunione fra loro, sono chiamati ad operare. La dignità del lavoro deriva dalla dignità dell’uomo che lo compie e lui ne rimane sempre lo scopo: il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro. Papa Francesco ha denunciato con parole forti la strumentalizzazione dell’uomo al profitto, compreso quello finanziario, e alla logica del consumo in un’economia “che uccide”. Due punti dobbiamo tenere presenti. Innanzitutto il lavoro non può essere luogo in cui si mette a rischio la vita. I numeri sono impietosi. Ci sono stati millecentoquindici incidenti mortali nello scorso anno, tredicimila in dieci anni, centocinquantaquattro nei primi mesi del 2018. Non vorremmo che la crisi avesse determinato una diminuzione di tutele per speculare sui costi, approfittando della povertà. Veramente questa economia uccide. In una statistica di Eurostat 2016, inoltre, l’Italia risulta essere il Paese con più poveri in Europa. Le persone a rischio di povertà sono il 20,6%, quelle a rischio di esclusione il 30%. L’Evangelii gaudium dice: “…nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. È necessario creare opportunità di lavoro per una vera promozione dei poveri. Il messaggio della Cei per il 1° Maggio suggerisce di intervenire per ridurre gli ostacoli a chi crea occupazione, favorendo nuove condizioni per lo sviluppo e per reinserire i soggetti più deboli, nel lavoro e nella società.

FRANCO APPI