Cambiamento d’epoca

“Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento d’epoca”. È un passaggio del discorso di papa Francesco alla Curia Romana per gli auguri di Natale, il 21 dicembre scorso. I cambiamenti non sono più lineari. Si trasforma velocemente il modo di relazionarsi, di comunicare ed elaborare pensiero, di vivere la fede e la scienza. Di questo ha parlato anche nel messaggio per la Pace. C’è smarrimento dovuto alla globalizzazione, da cui ha avuto origine la più che decennale crisi. Addirittura si parla di “seconda globalizzazione”, nella quale prevale il mercato finanziario e il principio del profitto ad ogni costo. Ne sono derivati disastri ambientali e climatici ormai dichiarati senza ritorno. È tempo di mettere in discussione il modello di sviluppo e di consumo. Qualche tempo fa il premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen, ha definito quest’epoca “antropocene”, una nuova fase storica, antropologica e, soprattutto, geologica per i cambiamenti prodotti dalle attività umane sulla biosfera. Papa Francesco nella Laudato si’ suggerisce comportamenti virtuosi e una responsabilità ambientale per tutelare la vita del pianeta e delle persone. Tutto, infatti, è connesso a livello globale. Ciò significa che nessuno può chiudersi nei propri confini, che occorre introdurre strumenti capaci di regolare le attività superando ogni ridicolo sovranismo. Chi può fermare l’aria o l’acqua dei mari e dei fiumi? Ultimamente è nato un movimento politico di giovanissimi preoccupati per il loro futuro e guidati da ragazze come Greta Thunberg, svedese, e Charlotte Wania, keniana. Il Sinodo sull’Amazzonia ci ha rivelato come il profitto sia cercato a scapito delle popolazioni native e dell’ambiente, connessi ad un’unica vita. In questo cambiamento d’epoca, il Papa parla anche della fine della cristianità. Non c’è più un contesto sociale che induca alla scelta cristiana. Occorre una decisione personale, una conversione. “Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati… la fede non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino derisa, emarginata”. L’atteggiamento sano non è lamento e rimpianto; è piuttosto quello di lasciarsi provocare dalle sfide del tempo presente con il discernimento, la franchezza evangelica e la stabilità della fede, dice il Papa. Dobbiamo avviare processi, non occupare spazi; leggere i segni dei tempi e servire lo Spirito di Dio, che evangelizza la storia umana prima ancora della Chiesa.

Franco Appi

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