“A tavola con San Domenico”, si è aperto l’anno giubilare a 800 anni dalla morte

“È una grazia per noi tutti questo anno giubilare in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Domenico. La santità aiuta sempre la santità. Ringrazio tutta la famiglia domenicana, il Maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, che ha voluto condividere questa gioia con la Chiesa e in particolare con la Chiesa e la città di Bologna”. Ha aperto con un sentito ringraziamento, il cardinale Matteo Zuppi l’omelia della Messa solenne con la quale sono iniziate, a Bologna, le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di san Domenico di Guzman, santo spagnolo che però ha vissuto a lungo in Italia e in particolare a Bologna. Qui è morto il 6 agosto 1221 ed è sepolto nella basilica a lui dedicata, all’interno della splendida arca scolpita da Niccolò da Bari, detto proprio per questa sua opera “Niccolò dell’Arca”.

Nella basilica è stata celebrata la messa di apertura dell’anno giubilare, concelebrata fra gli altri dal Maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, più noti come Domenicani, padre Gerard Francisco Timoner. Il Cardinale ha ricordato il tema dell’anno giubilare “A tavola con San Domenico”, che appare curioso, ma che ha una precisa ispirazione: una tavola dipinta, la cosiddetta Tavola della Mascarella, perché è conservata nella chiesa di Santa Maria e San Domenico della Mascarella, prima sede dei Domenicani a Bologna. Essa raffigura san Domenico (si tratta del primo ritratto del Santo) a tavola, appunto, con 24 frati provenienti da tutta Europa. Zuppi l’ha definita “la commovente immagine della Mascarella, che ci riporta alla prima generazione domenicana. Raffigurazione di San Domenico ma anche dell’intera comunità insieme a lui”.

“L’umile è sempre in una comunione, frutto dello Spirito, che valorizza il nostro carisma, ci genera e ci rende una cosa sola – ha sottolineato il Cardinale – da questa veniamo e in questa saremo riuniti”. E ancora, ha osservato: “I frati sono raffigurati a due a due, tutti seduti alla mensa ricolma di pani. Fraternità e missione, perché la comunità non vive per sé, ma per mettere in pratica e predicare il Vangelo con la parola e i gesti. I fratelli sono raffigurati insieme ma non sono uguali. Una tavola universale e locale, con tante identità: tutti fratelli, non tutti uguali!”. “San Domenico – ha aggiunto – ci comunica oggi la passione di portare il Vangelo del Signore ovunque, a tutti, ai lontani, ai poveri, agli studenti, ai piccoli e agli intelligenti. Voleva che il fuoco dell’amore di Cristo venisse acceso nel cuore e nella mente delle persone. È proprio questo, mi sembra, il kairòs che stiamo vivendo”. L’anno del giubileo domenicano sarà segnato da diverse celebrazioni, fra cui quella del 24 maggio, festa della Traslazione di san Domenico, alla quale è stato invitato a partecipare, presiedendo la Messa, papa Francesco. Dal 22 al 25 settembre sempre a Bologna è previsto un convegno internazionale su “Domenico e Bologna. Genesi e sviluppo dell’Ordine dei Predicatori” con studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Il Comitato organizzatore propone anche un pellegrinaggio per ripercorrere l’ultimo viaggio di san Domenico (febbraio-aprile 1221) da Roma a Bologna. Le celebrazioni dell’anno giubilare si sono aperte con la messa in San Domenico presieduta dal Card. Zuppi il 6 gennaio scorso.

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