Azione Cattolica, le riflessioni del Consiglio diocesano dell’8 giugno

Sabato 8 giugno il Consiglio diocesano di Azione Cattolica di Forlì-Bertinoro si è riunito per una giornata di lavori presso la Chiesa della Trinità.

La mattinata è cominciata con le lodi insieme a mons. Pietro Fabbri, assistente diocesano, il quale, a seguire, ha salutato tutto il consiglio diocesano, lasciando alcune linee pastorali e progettuali per l’anno associativo 2019/2020; queste sono state riprese poi dal vescovo mons. Livio Corazza all’ora di pranzo partecipando, in parte, ai lavori del consiglio. Per tutta la giornata il Consiglio ha lavorato in plenaria e in gruppi di lavoro specifici avendo come schema da seguire gli Orientamenti triennali dell’Azione Cattolica nazionale e il documento programmato per il triennio 2017-2020 realizzato ad hoc per la diocesi di Forlì-Bertinoro.
La giornata si è conclusa con la partecipazione di tutto il Consiglio diocesano assieme alle proprie famiglie alla Veglia di Pentecoste in Duomo.

L’Azione cattolica – ha raccontato il presidente diocesano Edoardo Russo di fronte al nuovo Vescovo e ai consiglieri diocesani – ha obiettivi ben precisi: abitare oggi, non vuol dire solo ‘abitare luoghi’, ma anche ‘abitare relazioni’. Non si tratta di qualcosa di statico (che indica uno star dentro fisso e definitivo), bensì di dinamico. Non si parte da zero, è un cammino che stiamo facendo da tempo nelle nostre comunità, sempre attenti alle esigenze delle persone, delle parrocchie, della diocesi, della città.
Per il cattolico, ‘abitare’ è anzitutto un ‘farsi abitare da Cristo’, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro”.

Queste sono alcune sfide in relazione a tali modi di vivere la propria fede: la prima riguarda parrocchie e unità pastorali. Vivere queste realtà in maniera adeguata alle sfide del nostro tempo. È stato chiesto di superare incrostazioni e difficoltà dovute a modi di pensare a volte ingessati, presenti anche nei vari organismi di partecipazione ecclesiale; è stato chiesto di lasciare più spazio ai carismi dei laici e di fare in modo che la stessa comunità cristiana sia un luogo davvero aperto alle necessità di tutti.
La seconda sfida riguarda la politica intesa come impegno a favore della propria comunità, in chiave comunitaria. Una nuova capacità di abitare le relazioni si collega e si esprime nella partecipazione e nell’impegno per una vera cittadinanza attiva

Terzo punto riguarda la famiglia, aiutarla a ricercare tempi e spazi nuovi per riscoprire la bellezza del dialogo tra le generazioni, l’intensità delle relazioni e la gratuità della condivisione della quotidianità. Infine la città: innanzitutto partecipare attivamente e responsabilmente alle dinamiche della vita civile, impegnandosi a fare dello spazio della convivenza un bene comune. Tutto questo lo possiamo fare se abbiamo come monito il Vangelo e se teniamo presente un aspetto tipicamente cristiano: sognare concretamente.

In che cosa possiamo sognare ed impegnarci concretamente? Sogniamo una Chiesa beata al passo con gli ultimi: capace di mettere in cattedra i reali bisogni. Sogniamo una Chiesa capace di condivisione e interesse: che metta a disposizione le proprie strutture e le proprie risorse per liberare spazi di condivisione. Che avvii un continuo processo di riforma dei linguaggi dell’annuncio. Sogniamo una Chiesa capace di abitare con umiltà: ripartendo sempre da uno studio dei bisogni del proprio territorio e dalle buone prassi già in atto, avviando percorsi di condivisione e pastorale, e valorizzando gli ambienti quotidianamente abitati sapendo costruire cultura.