La ricognizione della salma di Benedetta

In vista della beatificazione, il 2 aprile a Dovadola, è stata aperta la tomba della Venerabile

Preghiera prima dell’apertura della cassa

Il 7 novembre 2018 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Benedetta Bianchi Porro. Poiché il riconoscimento di un miracolo costituisce la condizione necessaria per la beatificazione, il Santo Padre ha quindi deciso la beatificazione di Benedetta, che sarà celebrata nella Cattedrale di Forlì il 14 settembre 2019. In vista di essa la Congregazione delle Cause dei Santi ha autorizzato la ricognizione canonica dei resti mortali di Benedetta.
Benedetta, nata a Dovadola l’8 agosto 1936, morì a Sirmione del Garda il 23 gennaio 1964. Tumulata inizialmente nel cimitero di Dovadola, la salma fu traslata il 22 marzo 1969 nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea in Badia di Dovadola.
Per la ricognizione il vescovo mons. Livio Corazza, con decreto del 22 marzo 2019, ha costituito l’apposito tribunale, presieduto da lui stesso, coadiuvato dal cancelliere vescovile don Paolo Giuliani in qualità di promotore di giustizia e notaio; ha inoltre nominato perito medico la dott.ssa Federica Pieri, anatomopatologa dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, e testimoni delle operazioni di ricognizione don Saverio Licari e don Alfeo Costa.
Martedì 2 aprile 2019, nella chiesa parrocchiale della Badia di Dovadola, ha avuto luogo la ricognizione canonica.
Erano presenti: il vescovo di Forlì Bertinoro mons. Livio Corazza, il vicario generale mons. Giampietro Fabbri, il postulatore padre Guglielmo Camera, il cancelliere vescovile e promotore di giustizia don Paolo Giuliani, il parroco di Dovadola don Saverio Licari, il parroco emerito di Dovadola don Alfeo Costa, le sorelle della Venerabile Serva di Dio Emanuela e Carmen Bianchi Porro, il sindaco di Dovadola Francesco Tassinari, il medico anatomopatologo dott.ssa Federica Pieri, l’operatore funerario Ivan Marchesini, alcuni addetti dell’impresa funebre di Goberti Massimo e dell’impresa edile di Battani Massimo, la madre abbadessa suor Annachiara e suor Raffaella delle clarisse del monastero del Corpus Domini, che custodisce in Diocesi le sacre reliquie.
Dopo un momento di preghiera con la lettura del Salmo 17 (“Signore, sulle tue vie, tieni saldi i miei passi”) e alcune brevi parole di introduzione da parte del Vescovo, è stato prestato da tutti i partecipanti il giuramento di adempiere fedelmente l’incarico loro conferito e di mantenere il segreto.
Tolta la lastra che chiudeva il sarcofago in pietra, decorato dall’artista Angelo Biancini, la triplice cassa (zinco, legno e zinco) è stata estratta e deposta al centro della chiesa.
Sulla prima cassa di zinco, aggiunta in occasione della traslazione, era incastonato il libro “Siate nella gioia”, primo testo su Benedetta curato da padre David Maria Turoldo, sul frontespizio del quale il padre di Benedetta aveva apposto manualmente la data 22 marzo 1969, giorno della traslazione. Le casse sono state poi aperte per permettere al medico di effettuare l’ispezione del corpo per verificarne lo stato di conservazione.
La salma risulta integra e mostra uno stato di conservazione relativamente buono.
Rimosso il velo che la copriva, è stato possibile riconoscere facilmente gli indumenti e le varie parti del corpo. La cute è scura, i capelli ben conservati. Alcuni frammenti di tessuto e di capelli sono stati prelevati per essere utilizzati come reliquie.
Al termine della ricognizione è stata recitata la preghiera composta dalla prof.ssa Anna Cappelli, instancabile e appassionata divulgatrice della figura di Benedetta e della sua spiritualità.
Il corpo di Benedetta è stato quindi ricomposto in una nuova cassa di zinco, sigillata e ricollocata nel sarcofago, sul fronte del quale sotto il nome di Benedetta Bianchi Porro, oltre alla data di nascita e di morte, è incisa la frase di S. Teresa di Gesù Bambino: “Non muoio, ma entro nella vita”.