Pax Christi: Renato Sacco sulle armi di distruzione di massa

“Prospettive per un mondo libero delle armi nucleari e per un disarmo integrale”: il summit del 10 e 11 novembre scorso promosso dal Dicastero Vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale ha visto il Papa condannare l’uso e il possesso delle armi nucleari. Sulle armi di distruzione di massa, in particolare, ha aggiunto che “non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana”.

Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, ha così commentato al Sir gli spunti emersi:

“Ora sta a tutti noi tradurre in scelta questa condanna di Francesco, che si inserisce in un cammino più grande del magistero della Chiesa, dalla “Pacem in Terris” alla “Gaudium et Spes”. Sappiamo bene come il tema della pace, declinato come ‘no’ alla guerra e alla produzione e vendita di armi, sia un punto fisso del magistero di Francesco. E sappiamo che l’Italia non ha aderito al Trattato firmato lo scorso 7 luglio all’Onu. Dobbiamo chiedere con forza al governo italiano di aderire! Sul territorio italiano, a Ghedi e ad Aviano, sono presenti decine di testate nucleari ben più potenti di quelle di Hiroshima. Il lavoro non manca e il convegno è una tappa. Non a caso erano presenti 11 premi Nobel, compresa la rappresentante di Ican, premio Nobel per la pace 2017. L’incontro non va archiviato, ma deve diventare spunto per una ripresa del cammino anche nelle scelte pastorali. Spesso questi temi sono assenti dai dibattiti delle parrocchie e non sono affrontati nelle catechesi. L’impegno per la pace – la denuncia delle armi nucleari – deve diventare prassi pastorale, non può restare un impegno di nicchia solo per qualcuno. Le enormi spese militari sottraggono risorse proprio ai più poveri: oggi la ricchezza di otto persone è pari alla ricchezza del 50% della popolazione mondiale! Le folli spese militari sono tra le cause della povertà. Per dirla con don Tonino Bello: dobbiamo amarci e non armarci”.